Dietro l'obiettivo

Field Journal — Day 1 Aprile | Parco Adda Nord

La montagna non è un luogo da consumare, ma da rispettare. Tra silenzio, fauna e presenza reale sul territorio, ogni uscita diventa osservazione e consapevolezza. Non esiste un approccio giusto per tutti, ma esiste il rispetto, ed è questo che guida ogni passo. Anche quando le condizioni non sono perfette, tra distanza, ostacoli e dubbi, ciò che conta è esserci davvero.

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Field Journal — Day 30 Marzo | Orobie

La montagna non è un luogo da consumare, ma da rispettare. Tra silenzio, fauna e presenza reale sul territorio, ogni uscita diventa osservazione e consapevolezza. Non esiste un approccio giusto per tutti, ma esiste il rispetto, ed è questo che guida ogni passo. Anche quando le condizioni non sono perfette, tra distanza, ostacoli e dubbi, ciò che conta è esserci davvero.

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Field Journal — Day 29 Marzo | Parco Adda Nord

10,5 kg sulle spalle e ancora la sensazione che qualcosa manchi. Lo zaino protegge tutto, ma non basta più a contenere ciò che questo percorso sta diventando. Tra dubbi, test sul campo e la voglia di spingermi oltre, continuo comunque a uscire, osservare e provare. Perché alla fine non conta cosa porto con me, ma quello che riesco a vivere là fuori.

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Field Journal — Day 28 Marzo | Cassano e d’intorni

Durante la reperibilità, il territorio diventa un equilibrio tra dovere e passione. Restare vicino all’auto, osservare senza spingersi oltre, adattarsi. La poiana è al suo posto, il gheppio anche. Non è la sessione perfetta, ma è presenza, conoscenza e preparazione. Perché ogni uscita, anche limitata, costruisce quella successiva.

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Field Journal — Day 27 Marzo | Campagna Padana

Anche durante il lavoro, lo sguardo torna sempre al cielo. È così che, giorno dopo giorno, i rapaci iniziano a rivelarsi. Non è più solo fortuna, ma osservazione, abitudine, conoscenza del territorio. Tra appunti e incontri fugaci, ogni avvistamento diventa un tassello di una mappa invisibile.

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Field Journal — 26 Marzo | Orobie

Il silenzio della montagna, in un giorno infrasettimanale, è rotto solo dal vento e dal canto degli uccelli che sfruttano le correnti gelide per restare in volo. Tra le vette delle Orobie, dove la primavera tarda ad arrivare, ogni dettaglio invita all’attesa: rapaci, fauna nascosta nel bosco e la promessa di incontri ancora da vivere. Qui, tra neve, legna che arde e sogni ad occhi aperti, la natura non si mostra… si concede.

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Caccia alla Poiana: Un’incontro ravvicinato

Dopo settimane di ricerca lungo il fiume Adda, tra avvistamenti lontani e tentativi a vuoto, l’incontro è arrivato quando meno me lo aspettavo. Nel silenzio del crepuscolo, a soli 30 metri da me, la Poiana si è mostrata in tutta la sua bellezza.
Un momento raro, autentico, che mi ha ricordato perché vale sempre la pena aspettare.

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Caccia alla Poiana: un giorno di fine inverno al parco Adda Nord.

Sto lavorando alla ricerca della foto perfetta della Poiana Buteo. Un rapace libero in un territorio vastissimo, difficile da avvicinare e ancora più difficile da fotografare come si vorrebbe. Per questo passo giorni a studiarne i posatoi, gli orari di volo e il comportamento nel suo ambiente. Nel frattempo continuo a osservare e fotografare la straordinaria avifauna che popola il fiume Adda, un luogo capace di regalare incontri inattesi e meravigliosi a pochi passi da casa.

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Caccia alla Poiana: La prima ricerca

Punto la sveglia molto prima dell’alba e ogni volta, nel buio della stanza, la domanda è la stessa: ne vale davvero la pena? La risposta arriva mentre preparo lo zaino. Sì, ne vale sempre la pena. In un gelido mattino di gennaio, senza un vero piano, entrai nel silenzio del Pian di Spagna alla ricerca della poiana. Non trovai tracce, ma cervi nella brina, ghiaccio sotto i passi e una certezza nuova: senza entrare davvero nel cuore del territorio non avrei mai trovato ciò che cercavo. Il viaggio era cominciato.

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Caccia alla Poiana: il mio metodo tra studio del territorio e fotografia wildlife

La decisione di proseguire nel wildlife ormai è presa. Mi muovo nei boschi e nelle campagne con una naturalezza nuova, ed è proprio lì che ritrovo me stesso. All’inizio è stata fortuna: il posto giusto, il momento giusto, la poiana colta in attività senza essere davvero pronto. Poi sono arrivati gli appunti, lo studio del territorio, la ricerca delle tracce delle sue prede. Qualcuno ha detto che il mio approccio è senza senso. Eppure uscire, raggiungere il punto segnato sui miei taccuini e trovarla esattamente lì, pochi minuti dopo, mi ha fatto capire che non era fortuna. Era metodo. E in quel momento ho lasciato scendere una lacrima di gioia.

Non ho portato a casa grandi scatti, ma una certezza sì: la wildlife non è solo fotografia, è attesa, rispetto e presenza. È lì che ho capito che il mio sguardo, da ora in avanti, andrà oltre le creste degli alberi, dove la natura esiste ancora nella sua forma più autentica.

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