Field Journal — Day 1 Aprile | Parco Adda Nord
Questo splendido Rapace visibile solo per un periodo durante l’anno.
Parco Adda Nord
Sempre Rapaci
Lo so, sembra un’ossessione e probabilmente lo sta diventando. Tuttavia credo sia una passione sana, anche se costosa. La fotografia naturalistica è ormai inflazionata come ogni altra categoria: trovi animali ovunque sul web, foto belle e meno belle. Credo dipenda molto dal contesto, dalla pazienza che uno dedica a quello che fa.
Fare foto agli umani è più semplice per certi versi: gli chiedi cosa vuoi e, se sono disponibili, ti accontentano fino a che la foto vi piace veramente. Nel wild purtroppo non è così, non possiamo chiedere ai nostri animali di essere a nostra disposizione. Per imparare a fotografarli è necessario molto impegno e pratica, studio del territorio e tanta, tantissima pazienza.
Non mi stancherò mai di dirlo: gli animali non vogliono la nostra presenza, pertanto, se ci vedono o ci fiutano, se ne vanno. Qui entra in gioco il fatto che sia costoso. Mentre per gli umani è spesso sufficiente una buona camera con un bel 50mm o 85mm luminoso per un primo piano, per i nostri animali serve molta velocità di scatto e tele piuttosto impegnativi, non solo in termini economici, ma anche di peso e ingombro.
Quando mi sposto nella natura, ho sempre la camera montata sul treppiede e con l’ottica ben inserita: potrebbe essere che lungo il cammino si incontri qualcosa di interessante, un bell’uccello su un ramo o qualche mammifero lungo la via.
L’approccio ideale.
Sarebbe ottimo usare i capanni, teli mimetici e così via, fare appostamenti e dedicargli tutto il tempo possibile. Senza l’aiuto di camuffamenti, la distanza rimane enorme, a meno di fortuna, ossia che un bellissimo rapace non vi veda subito (rarissimo) perché distratto e si posi a 30 metri. In quel caso, se siete pronti, potreste ottenere foto incredibili. Dalla posa al dispiegamento delle ali per ripartire con slancio.
Io, se incontrassi uno splendido rapace, diurno o notturno, in una situazione simile, gli dedicherei tutta l’attenzione possibile e cercherei di dare il meglio di me e della fotocamera. Una volta completato il lavoro, probabilmente piangerei dalla gioia.
Chi, come me, ama l’outdoor, i boschi, le distese collinari ricche di alberi ai piedi delle vaste radure, fiumi e corsi d’acqua ricchi di pesce per gli acquatici, sa cosa intendo per “versare una lacrima di gioia”. Passare ore a cercare, piazzarsi nel punto giusto e restare in silenzio vigilando il cielo e tutti i possibili posatoi.
Cambio luogo?
Amo tutto il territorio alpino, è quello che conosco meglio. Tuttavia sono abbastanza abitudinario, almeno fino a quando non credo di aver spremuto un’intera area di caccia fotografica, almeno nella stagione corrente. Successivamente sì, oltre a confrontarmi con colleghi di tutto il mondo, osservando tutte le splendide immagini che postano sui vari social, studio libri e specie diverse. Ho creato una lista di rapaci e mammiferi, dando priorità inizialmente a quello che avrei potuto trovare sul mio territorio. Quando poi dalla lista ho spuntato ogni singola voce, allora allargo il cerchio e pian piano mi sposto. Questo quando lo faccio in autonomia; se invece venissi invitato da qualcuno a una sessione per una specie peculiare, allora sono disposto a una deviazione di percorso.
Questo settembre, salvo imprevisti bellici, ho prenotato un viaggio nei fiordi norvegesi. Porterò sicuramente la mia attrezzatura da combattimento, ma non prima di aver studiato ogni singolo fiordo e cercato quali potrebbero essere le opportunità per me. Ecco, per me questa è una parentesi. Ho nella lista rapaci notturni che vivono principalmente in Scandinavia: quelle saranno alcune deviazioni di percorso obbligatorie per poter aggiornare il mio quaderno e spuntare la loro specie dalla lista.
Alessandro
