Caccia alla Poiana: il mio metodo tra studio del territorio e fotografia wildlife

Poiana (Buteo)

Cassano d’Adda

Nikon Z9 280:600 f5.6

In volo.

 
 

Sono passati molti giorni dal mio ultimo articolo, ma non è stata la pigrizia a tenermi lontano dalla scrittura. Nel frattempo ho aggiunto nuovi tasselli a questa avventura nel wildlife, e oggi posso dirlo con certezza: questa non è più una semplice passione, è diventata una direzione.

La decisione di proseguire nel wildlife è ormai presa. Mi muovo nei boschi e nelle campagne con una naturalezza che non avrei mai immaginato, ed è proprio in questi luoghi che riesco a ritrovare me stesso.

Ho fotografato un gheppio posato sui cavi telefonici. Ho iniziato il mio percorso con la poiana portando a casa il primo successo: coglierla in flagrante nelle campagne dietro casa. È vero, all’inizio sono stato fortunato. Mi trovavo nel posto giusto al momento giusto. Ma durante i primi avvistamenti non ero minimamente preparato, se non con carta, penna e annotazioni di volo: ora, vento, temperatura e condizioni meteo.

Nei giorni successivi, seguendo il mio modus operandi, ho imparato molto su questo rapace e sulle sue abitudini di caccia.

Ho iniziato annotando ogni avvistamento, poi ho proseguito per giorni cercando le sue tracce. Qualcuno mi ha detto che questo approccio è senza senso, assurdo. Eppure nel mio portfolio ci sono immagini che raccontano il contrario.

Il mio metodo è diverso da quello della maggior parte delle persone. Non mi apposto semplicemente sperando che qualcosa si posi a dieci metri dal capanno. Il mio spirito mi spinge a cercare prima le tracce delle prede. Solo così posso confermare la presenza del rapace dopo un avvistamento.

Conoscere il terreno più fertile per le sue prede significa individuare il punto migliore per un appostamento di ore. Conoscere le condizioni climatiche in cui si muove significa capire anche quando è inutile cercarla.

Le fotografie presenti nel portfolio hanno diversi errori, certo. Non vogliono essere una firma stilistica, ma la testimonianza che il mio punto di vista ha dato risultati molto più concreti di quanto molti “esperti” fossero pronti ad ammettere.

Non voglio passare per un esperto di avifauna o di rapaci. Sono solo un appassionato che si muove in solitaria e che ha trovato un proprio modo di osservare.

Non esiste un metodo perfetto. Ognuno ha il suo.

Io, per esempio, quando scelgo una specie, parto sempre dallo studio dell’animale: dove potrebbe vivere, quale habitat preferisce, quali sono i segnali della sua presenza. Poi cerco la conferma sul territorio attraverso gli avvistamenti. Tutto questo con l’attrezzatura sempre con me, perché se qualcosa accade voglio essere pronto.

Quando sono uscito a fotografare il gheppio sapevo che lo avrei trovato. E ancora di più sapevo che avrei trovato la poiana.

Domenica 15 febbraio sono uscito con un solo obiettivo: confermare la mia tesi e smetire di essere quello “folle” che molti descrivevano.

Non è stato un colpo di fortuna.
Raggiungere esattamente il punto segnato sui miei appunti e trovarla in attività dopo pochi minuti è stata la conferma che il lavoro fatto nei giorni precedenti aveva un senso.

In quel momento ho capito che il mio metodo funzionava.

E ho lasciato scendere una lacrima.

Non per lo scatto.
Ma per il percorso che mi ci aveva portato.

Alessandro

Gheppio

Campagne di Tribiano

Nikon Z9 180-600 mm F5.6

Qui sotto la posizione della località “Cassano d’Adda”

 
 
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Una decisione difficile, ma sensata con il mio essere.