Un uomo con giacca verde, cappello grigio e zaino, tiene una fotocamera con un grande teleobiettivo, in un paesaggio montano con un fiume e montagne innevate sullo sfondo.

Chi sono


Mi chiamo Alessandro Campi e sono un fotografo.
Ma prima ancora sono una persona che cammina, osserva e aspetta.

La natura è sempre stata il mio primo linguaggio.
Da bambino la esploravo attraverso documentari, enciclopedie e fotografie:
foreste lontane, animali invisibili, paesaggi che sembravano esistere solo per chi sapeva fermarsi a guardarli.
Crescendo, come spesso accade, mi sono allontanato da quell’istinto.
Ho percorso strade che non mi appartenevano, perdendo lentamente l’orientamento.
Ho smesso di ascoltare.

Poi ho capito che quel richiamo non se n’era mai andato.
Era rimasto lì, silenzioso, ad aspettare che tornassi a camminare.

Oggi la mia fotografia nasce all’aperto.
Nei boschi, lungo i fiumi, sulle montagne, nelle strade secondarie.
Nasce dal freddo, dall’attesa, dal passo lento.
Non cerco l’eccezionale a tutti i costi, ma la presenza:
un animale che appare e scompare,
una luce che dura pochi secondi,
un paesaggio che cambia senza fare rumore.

Non inseguo l’avventura come spettacolo.
La vivo come esperienza.
Come immersione.
Come rispetto.

Non mi interessa forzare una scena né dominare ciò che ho davanti.
La natura non si conquista: si incontra.
E spesso lo fa solo quando smetti di pretendere qualcosa in cambio.

La mia fotografia è fatta di silenzi, di attese e di errori.
Di passi nel fango, di mani fredde, di ritorni a casa senza immagini —
e di giorni in cui, invece, tutto si allinea per un istante solo.

Fotografare, per me, non è dimostrare.
È esserci.
È muoversi con discrezione.
È lasciare le cose come le hai trovate.

Scrivere e fotografare sono due modi diversi di raccontare lo stesso viaggio:
quello che avviene fuori, e quello che succede dentro mentre lo percorri.

Non sono qui per vendere un’idea di natura.
Non sono qui per costruire personaggi o imprese.

Sono qui per raccontare ciò che incontro,
con onestà.

E se guardando una fotografia o leggendo una riga
sentirai il bisogno di rallentare,
di respirare più a fondo,
o di tornare là fuori,
allora saprò di essere sulla strada giusta.