Dietro l'obiettivo
Caccia alla Poiana: il mio metodo tra studio del territorio e fotografia wildlife
La decisione di proseguire nel wildlife ormai è presa. Mi muovo nei boschi e nelle campagne con una naturalezza nuova, ed è proprio lì che ritrovo me stesso. All’inizio è stata fortuna: il posto giusto, il momento giusto, la poiana colta in attività senza essere davvero pronto. Poi sono arrivati gli appunti, lo studio del territorio, la ricerca delle tracce delle sue prede. Qualcuno ha detto che il mio approccio è senza senso. Eppure uscire, raggiungere il punto segnato sui miei taccuini e trovarla esattamente lì, pochi minuti dopo, mi ha fatto capire che non era fortuna. Era metodo. E in quel momento ho lasciato scendere una lacrima di gioia.
Non ho portato a casa grandi scatti, ma una certezza sì: la wildlife non è solo fotografia, è attesa, rispetto e presenza. È lì che ho capito che il mio sguardo, da ora in avanti, andrà oltre le creste degli alberi, dove la natura esiste ancora nella sua forma più autentica.
Una decisione difficile, ma sensata con il mio essere.
Dicembre mi ha messo davanti a una scelta.
Credevo che lo street e l’urban fossero la mia strada, che raccontare la vita delle persone fosse la mia vocazione. Poi sono tornato nella natura, da solo, lungo fiumi e boschi, e ho capito quanto il silenzio possa essere fragile… e necessario.
Dopo momenti di dubbio e sconforto, una mattina d’inverno, prima dell’alba, tutto è cambiato. Silenzio vero. Fauna viva. Uccelli ovunque. Bastano poche ore, un binocolo al collo e la macchina in mano per ricordarsi dove si sente davvero di appartenere.
Non ho portato a casa grandi scatti, ma una certezza sì: la wildlife non è solo fotografia, è attesa, rispetto e presenza. È lì che ho capito che il mio sguardo, da ora in avanti, andrà oltre le creste degli alberi, dove la natura esiste ancora nella sua forma più autentica.
