Un salto in Belgio. Terra di birra e multiculturalità. Parte 1

Namur

Vicolo cittadino

Nikon D850 24:120 f4

Ragazzo a passeggio, assorto nei suoi pensieri.

 
 

Ogni anno mi reco in Belgio per il consueto appuntamento con le abbazie.
La birra è da sempre il mio tallone d’Achille, e dove poter bere la migliore se non in questo splendido Paese?

La partenza prima dell’alba, per evitare il traffico di Milano, è obbligatoria.
Il sogno però si infrange subito: entrando sulla A4 restiamo fermi per un tamponamento all’altezza di Agrate Brianza.

Una volta fuori dall’ingorgo continuo a incrociare le dita. Dobbiamo ancora superare la barriera di Milano e affrontare lo svincolo che ci porterà in direzione Svizzera.
Per fortuna tutto fila liscio: una breve sosta alla dogana per il tagliando e si riparte.

La tappa successiva l’ho programmata prima del tunnel del San Gottardo, giusto il tempo per la colazione. Sembrerà strano, ma in quella stazione di servizio il cappuccino e il caffè sono davvero molto buoni. Ho evitato altri posti già noti per la loro scarsa qualità.
E poi, il pain suisse mangiato in terra autoctona ha tutt’altro sapore.

Si riparte, si attraversa il traforo e si supera Basilea senza intoppi.
Arriviamo in Germania per una ricarica ed è già mezzogiorno. Sosta bagno, pane e salame, crostata della mamma e un buon espresso al bar. Sorprendentemente, anche questo era molto buono.

Ogni anno affrontiamo il viaggio con la stessa organizzazione di chi potrebbe non trovare cibo per giorni. Siamo maniacali: c’è chi pensa al pane, chi al formaggio, chi al vino, al salame e al dolce.
Non manca davvero nulla.

La ripartenza a stomaco pieno si fa sentire.
Il sonno arriva puntuale, come gli svizzeri sanno fare gli orologi: preciso, inesorabile.

Il navigatore suggerisce di passare dalla Francia per accorciare le distanze; la prossima sosta me la conferma già in Belgio. Non male, considerando la taratura della macchina: una Model 3 Performance.

In quella stazione decido di fermarmi molto più del necessario. L’auto era pronta a ripartire, ma ho scelto di caricarla oltre il fabbisogno. Non sapevo quante colonnine avrei trovato durante la notte nelle Ardenne.
Spoiler: nessuna.

Sia chiaro: in Belgio l’auto elettrica è ovunque. E se lo dico è perché l’ho visto con i miei occhi. Intere stazioni di servizio dedicate esclusivamente agli EV. Meraviglioso.

Solo che in quel paesino, il punto di ricarica più vicino era troppo distante dall’albergo. E considerando che la sveglia, quel giorno, era fissata alle 4:15, l’idea di farsi chilometri a piedi non era nemmeno lontanamente contemplabile.

Ecco perché ricaricare più del dovuto non era una scelta, ma una necessità.

La Roche è una splendida cittadina incastonata nelle Ardenne, ma per noi rappresenta solo il punto di partenza.
Non perdiamo tempo: subito dopo colazione lasciamo l’hotel — che ritroveremo solo l’ultimo giorno — e ci dirigiamo verso Namur, nelle Fiandre.

Il mio amico individua un parcheggio singolare: un enorme piazzale sopra la cittadella. Peccato che stessero allestendo tutto per la tappa del mondiale UCI di ciclocross, quella che avrebbe poi portato alla vittoria, dopo una caduta, il grande Mathieu van der Poel.

Non so bene come, ma riusciamo a infilarci all’interno dell’area in allestimento e lasciamo lì i mezzi. A dirla tutta ero piuttosto preoccupato: muletti avanti e indietro a spostare transenne, operai ovunque. Eravamo chiaramente fuori posto e, se fosse successo qualcosa ai veicoli, avremmo avuto torto marcio. Senza appello.

Namur l’avevo vista di sfuggita due anni fa. Ne conservavo un bel ricordo, ma non immaginavo di trovarvi soggetti così interessanti.
La multiculturalità, ordinata e perfettamente integrata, mi ha piacevolmente colpito. Musulmani e cristiani che convivono rispettandosi reciprocamente. Ho incontrato persone eccentriche, stravaganti, lavoratori, famiglie. Un campionario umano completo.

Dopo una lunga passeggiata alla ricerca d’ispirazione, ci concediamo una tappa finale: una birra fresca ai mercatini di Natale. Si rivelano un ottimo terreno di caccia visiva, perfetti per intercettare una situazione interessante, un volto, uno sguardo, o anche solo un gesto.

Come quello di una donna intenta a preparare e consegnare un delizioso panino con salsiccia agli aromi.
A ripensarci ora, mi viene ancora l’acquolina in bocca.

Il tempo passa e il rumore delle lancette ci ricorda che non possiamo spassarcela troppo. I tempi sono ristretti e Mechelen ci aspettava a braccia aperte.

Alcuni compagni di viaggio insistono per arrivare entro un certo orario: facilitare il check-in, concedersi una passeggiata in centro, visitare la cattedrale e poi una doccia calda prima della gustosissima cena da Het Anker.
Col senno di poi, sono stato contento di aver avallato questa decisione collettiva.

La cattedrale è stupenda. Le colonne, la torre, il suo aspetto gotico: mi faceva impazzire. Non sono un fan di chiese o di architettura in generale, ma so riconoscere un’opera meravigliosa quando la vedo.

In sei decidiamo di cogliere la palla al balzo e salire sulla torre. E perché no, mi lascio coinvolgere anch’io. Abbiamo pagato per percorrere più di mille gradini tra il pian terreno e il cielo — perché di questo si trattava davvero.

Dallo sky view della torre la fatica si fa sentire, tantissima, ma la ricompensa è totalmente all’altezza. La vista sulla città di Mechelen è incredibile, soprattutto perché la giornata era particolarmente mite, senza foschia né nuvoloni.
Bella. Davvero.

Una volta scesi ci incamminiamo verso le stanze: una doccia calda e ristoratrice prima della cena è esattamente ciò che ci vuole.
Prima di sedersi a tavola, alcuni di noi si fermano al piano terra della brasserie per gustarsi un paio di birre del famoso birrificio Gouden Carolus.

Questa è una tappa obbligata. Non solo perché si mangia divinamente e la birra è una delle mie preferite, ma perché l’hotel fa parte dello stesso ecosistema: mangi, bevi e vai a nanna senza dover guidare.
Posti così sono una benedizione. Puoi concederti una birra in più senza rischiare di farti male — o peggio, di farne agli altri.

Inutile dirlo: la serata si conclude nel migliore dei modi, con un dessert allo zabaione aromatizzato alla birra. Una birra a scelta tra quelle disponibili del birrificio.

Alessandro

Mechelen

Vista della piazza dalla torre della cattedrale.

Nikon D850 24:120 F4

Alcuni scatti della giornata. Verrano riproposti insieme ad altre fotografie nella sezione portfolio.

 
Indietro
Indietro

Una decisione difficile, ma sensata con il mio essere.

Avanti
Avanti

Fotografia come estensione della mia esistenza. Si, ma quale?